Lo specchio in un autore come Escher (1898-1972) diventa comprensibile se collocato nel
complesso sistema della sua opera, in particolare in rapporto all'analisi della struttura dello spazio
e alla ricerca continua sulle simmetrie e sulla divisione regolare del piano. Tutta la produzione del
grafico olandese dopo il 1937 si muove idealmente intorno a questi problemi, inserendo lo
specchio nella sua meditazione sulla realtà e le sue leggi: il risultato è una collezione di stampe
che presentano mondi impossibili o simultanei in maniera assurda ma allo stesso tempo razionale
e ordinata. La nostra percezione ordinaria dello spazio è messa in dubbio e lo specchio diventa
uno dei modi per far emergere il conflitto quotidiano tra la bidimensionalità e la tridimensionalità. La
realtà, infatti, è sempre in bilico tra le due dimensioni e le tre dimensioni perché si passa
continuamente, senza grandi problemi, dagli oggetti alla loro rappresentazione su un foglio o al
loro riflesso, ricreando il senso di profondità e spazialità anche su una superficie piana